Inquilini

In fuga dal collegio: la strada verso l’emancipazione

break dancing nuns, di Jill Reed, fonte Flickr
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Trascorsi otto mesi al Santa Rosa dove la visione di “Amici” – fino alle 23.30 – davanti alla TV comune rappresentava l’ appagamento massimo (la puntata finale, terminata dopo la mezzanotte, la guardammo aggrappate alle inferriate della finestra di Trumel che aveva l’affaccio alla televisione della dirimpettaia: vinse Giulia Ottonello), private di ogni libertà o sollazzo, io e le mie compagne eravamo ormai benedette, avvolte da un’aura di ritrovata innocenza, depurate di ogni peccato e nostro malgrado in embrionale stato di esaurimento.

La Selezione Naturale

Ele e Leti occupavano le camere singole dell’ultimo piano ovvero due angusti spazi vitali separati al centro dall’ascensore che andava su e giù a tutte le ore. Al di fuori del collegio era difficile che io e le compagne dei piani alti ci frequentassimo: una emiliana e l’altra marchigiana, avevano la fortuna di poter fuggire a casa nei fine settimana mentre la sottoscritta trascorreva i sabati a giocare a carte con Suor Teresa e le domeniche a litigare al telefono con l’Innominato, il fidanzato milanese del quale vi narrerò prossimamente e con le dovute cautele.

La verità è che nessuna di noi scelse l’altra, semplicemente eravamo così esasperate dalla clausura che pur di trovare una casa saremmo state disposte ad abitare un tugurio arredato con mobili fatti di guano. Infatti ci andammo vicine.

Via del Porto 10: tre ragazze e un BUCOLOCALE

Un’amica di un’amica di una conoscente di Ele lasciava un appartamento in centro insieme ad altre due colleghe.

Ultimo piano senza ascensore, 60mq scarsi, camera singola e doppia, bagno e cucina, il tutto per il modico prezzo di 900 euro al mese, spese escluse. In quel periodo gli annunci on-line tra privati erano pressoché inesistenti e passare dall’agenzia era impensabile visto che per trovarti un giaciglio trattenevano il 10% della quota annuale dell’affitto. Quindi accettammo senza pensarci, tanto più che quell’appartamento pareva un locus amoenus in confronto alle prigioni del convitto.

Il 1 giugno del 2003, chiavi in mano, le Tre di Via del Porto sancirono la loro Indipendenza.

Ben presto ci rendemmo conto che La Casa non era esattamente l’Eden in Terra.

Luglio col bene che ti voglio

Innanzi tutto l’estate del 2003 fu talmente afosa che vide arrivare Caronte a traghettarci fino al supermercato navigando sull’asfalto sciolto. Inoltre, le finestre delle nostre camere davano all’esterno, con Sole battente a mezzogiorno: al limite del disagio dove pure il ventilatore soffiava vento di scirocco, svanì ogni minimo pudore e decidemmo di tenere aperta la porta di ingresso per gironzolare in mutande o con pantaloncini inguinali alla disperata ricerca di una minima corrente d’aria.

water bidet
water bidet

Il Bagno

La bacinella alias vasca da bagno fu inaugurata da Ele, la quale malgrado la corporatura esile perse l’equilibrio trascinandosi appresso la tendina da doccia con tutti i gancetti. Il lavandino incollato con silicone collassò da solo, in un giorno qualsiasi; in casa c’ero soltanto io ed un tonfo sordo ne sancì il decesso. Questo venne sostituito dal proprietario con una specie di acquario per pesci rossi.

Menzione a parte merita il water-bidet; non essendoci abbastanza spazio per un bidet vero,il padrone di casa greco ebbe una pensata giapponese: installare un rubinetto sul water e mettere un coperchio concavo con canaletto di scolo. Il bidet-cesso diventò la principale attrazione per gli ospiti, ai quali dovevamo raccomandare di fare attenzione a non sedersi spostandosi indietro perché si correva il rischio di trovarsi il rubinetto conficcato nelle chiappe.

Casa mia, per piccina che tu sia…

Malgrado fosse una vera e propria catapecchia, la casa di Via del Porto era la Nostra catapecchia. I quattro anni passati lì dentro tra studio (molto), cazzeggio (poco), pianti e risate e Festivalbar segnarono in qualche modo il passaggio dall’adolescenza all’età adulta, quella dei cambiamenti e delle prime decisioni importanti.

Tuttavia, io mi sono guardata bene dal mettermi fretta in quanto a scelte; infatti mentre ad oggi una è sposata e l’altra convivente, io sono felicemente (?) single ed ancora iscritta alla triennale.

To be continued…

Foto di copertina: Break dancing nuns, di Jill Reed, fonte Flickr.

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9 Comments

  1. E l`avventura continua…bhe cosa dire?aspetto il continuo con ansia!cmq il bidet/cesso e` qualcosa di speciale…complimenti francy…

    1. Nonno,io ricordo benissimo le tue dediche sul diario di casa -di cui parlerò nella prossima puntata- tipo “Nell’aria di Bologna c’è qualcosa che non va,come quando in Catalogna ho incontrato la Carrà” 😀 😀 😀 Lasci il segno ovunque tu vada…

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Francesca Mastropietro
Scrittrice freestyle, dedita all’improvvisazione, scrittrice di stomaco: riverso la mia vita su fogli di carta e digitali; mi ritengo una discreta oratrice di vacuità dense di significato perché ben ricamate. Classe 1983,nata e cresciuta nel paesello di provincia laziale che sforna giovani promesse del nulla, ho deciso di emigrare ancora adolescente nella Bologna di Guccini e le vespe di Cremonini. Presto mi laureerò in Lingue,scriverò un libro autobiografico riguardo la precarietà di tutto lo scibile ed emigrerò in Brasile insieme all’inseparabile topo-cane alias Grace, all’insegna di nuove avventure. Nel frattempo mi guadagno da vivere facendo la Segretaria e mi diletto a scrivere sulle esperienze di “coinquilinanza” al limite della realtà che negli ultimi dodici anni hanno stravolto per sempre il mio concetto di “vita in comune”. Consigli per riconoscere, difendersi ed evitare l’Incubilino ovvero “Inquilino da Incubo” attraverso il mio personale vissuto. La regola d’oro è che la prima impressione non è mai quella che conta.