Inquilini

Incontri ravvicinati del terzo tipo: le mie compagne di stanza

flatmates
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Le giornate al Santa Rosa scorrevano lente tra preghiere e genuflessioni.
Per un breve periodo occupai la stanza da sola seppure cosciente del fatto che ben presto avrei ricevuto visite. Durante la roulette russa della rotazione, mi trovai a dover dividere la cella con soggetti che potevano (ed immagino possano ancora) essere prototipi di studio per la corrente psicanalitica filo freudiana:

Le coinquiline

La Ginnasta Compulsiva

Si alzava all’alba per allenarsi, e già questo sarebbe bastato per candidarla all’espulsione dal consorzio umano. La stanza era minuscola e la Ginnasta batteva le gambe contro l’armadio, la scrivania, il comodino. Entrava in doccia e ci restava per circa un’ora ad esaurire tutta l’acqua calda e spalmarsi creme anticellulite su una cellulite esistente solo nel suo cervello in ritenzione di materia grigia.

La Figlia dei Fiori

Studentessa di Cinema al Dams, si esprimeva solo per citazioni e si ammazzava di canne. Intasò lo scarico del bagno comune e le Suore chiamarono l’idraulico, il quale ne estrasse diverse cicche delle sue “sigarette” ed un assorbente interno.

festa!
festa!

La Trentenne a Caccia

Abbandonata dal fidanzato dopo un decennio di convivenza, decise di trasferirsi a Bologna per studiare Giurisprudenza. Si invaghì del fruttivendolo, del macellaio, del barista e del tabaccaio.

Un giorno fui costretta a chiamare la Guardia Medica per acuti dolori alla pancia e quando costui giunse in camera trovò Lei ad accoglierlo coperta da un mini asciugamano, appena uscita dalla doccia. Completamente truccata.

La Sfattona

Studentessa del Dams (a questo punto penserete che sia prevenuta nei confronti delle studentesse del DAMS. Nego. Sono prevenuta nei confronti delle studentesse del DAMS che frequentano collegi di suore), capelli rasta, vegetariana, buddhista. Indipendente, free, peace and love. Poi spariscono 20 euro dal mio portafogli con i quali Lei va in giro ad ubriacarsi, per collassare in camera la sera prima del mio esame, serata che trascorsi a pulire vomito sparso ovunque. Roba da avere voglia di togliere i fiori dal cannone.

La Minorenne

In genere il Collegio ospitava solo studentesse universitarie ma talvolta le suore facevano uno strappo e, dietro caritatevole corresponsione di denaro, prendevano dentro cani e porci. La minorenne, originaria di Padova, aveva deciso di finire il Liceo a Bologna. Aveva i capelli tinti rosso fuoco, tatuaggi e piercing e storielle allucinanti con le quali talvolta ci deliziava (inquietava).

Un giorno, etichettata scherzosamente come “la diciassettenne”, si inalberò e prese a parlare con uno strano accento simil-calabrese “Ma vohi che volhète da meh… Io mi sento vivahh… Io mi sento liberahh… Sono diciassettenneh e sono fierahh”.

Nella nuova scuola durò tre giorni.

flatmates'dinner
flatmates’dinner

Stream Of Consciousness

“Stream” aveva all’epoca già una quarantina d’anni. Bassa, tozza e con indosso sempre un paio di shorts color rosa pallido, non si è mai capito che diamine ci facesse a Bologna. Una cosa era certa: avremmo preferito recitare un rosario intero con Suor Egle piuttosto che essere intercettate da Lei. Iniziava a parlare e non la finiva più, non c’era verso di interrompere il flusso del suo inconscio che le faceva dire frasi a caso, su argomenti non collegati tra loro ed esposti in pesante dialetto abruzzese. Mi è capitato di incontrarla per strada qualche anno fa. Probabilmente sta ancora parlando.

La Studentessa di Lingue Tardona

Sto ancora pagando per averla presa in giro perché a trent’anni non aveva concluso la triennale. Io ho trent’anni e devo finire la triennale. In Lingue.

Fanny era una suora mancata: maglioncino di lana, coda di cavallo, dimessa e riservata. Nulla si conosceva del passato di costei ed il suo modo di fare aveva un non so che di sinistro. Era la spia delle suore, alle quali raccontava che di notte alcune di noi si riunivano a far festa in camera. Una volta, per metterla alla prova, le dissi in gran segreto che io ed altre colleghe stavamo organizzando uno “Sbocco-Party” ossia festino notturno a base di alcool. Il giorno dopo la Madre Superiora mi chiamò a rapporto e da quella volta ogni sera dopo alle 22.30 le suore iniziarono a fare la ronda (con scene esilaranti dove ci nascondevamo sotto i letti e negli armadi).

Fanny a colazione portava sempre un kiwi ed una banana. Diceva che la banana fa tanto bene mentre la sbucciava con sguardo accattivante davanti alla mia faccia. Da lì capii. Fanny aveva molte cose da espiare. Amen.

La Redenzione

Fortunatamente, non tutto il male venne per nuocere. Nella mensa del disagio strinsi amicizia con due studentesse di medicina della mia età. In particolare, una sera a cena lo Zio Fester propinò del capretto, che altro non era se non scarto di testa di capra. Una pietanza indefinibile di colore grigio e con peli bruciacchiati per contorno. In pratica una testa decapitata e bollita. Erano un po’ di giorni che mancava la Madre Superiora e ci scambiammo tutte uno sguardo di terrore.

Conquistai Ele e Leti con la torta rustica che mi aveva mandato la nonna, torta che salvò la serata a tutte e tre. Era solo l’inizio del sodalizio. Ele e Leti sarebbero state le mie coinquiline per sette lunghi anni.

Foto di copertina: Flatmates foto!, di Andrew Fecheyr, fonte Flickr.

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10 Comments

  1. Fantastica! Aspettavo la seconda puntata con ansia: fai quasi rimpiangere il fatto di non aver mai vissuto “fuori sede”! Ma vogliamo più articoli e più spesso!

  2. complimenti,hai il potere di farmi immedesimare quasi come se l’avessi vissute con te queste avventure di vita…….vai francy

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Francesca Mastropietro
Scrittrice freestyle, dedita all’improvvisazione, scrittrice di stomaco: riverso la mia vita su fogli di carta e digitali; mi ritengo una discreta oratrice di vacuità dense di significato perché ben ricamate. Classe 1983,nata e cresciuta nel paesello di provincia laziale che sforna giovani promesse del nulla, ho deciso di emigrare ancora adolescente nella Bologna di Guccini e le vespe di Cremonini. Presto mi laureerò in Lingue,scriverò un libro autobiografico riguardo la precarietà di tutto lo scibile ed emigrerò in Brasile insieme all’inseparabile topo-cane alias Grace, all’insegna di nuove avventure. Nel frattempo mi guadagno da vivere facendo la Segretaria e mi diletto a scrivere sulle esperienze di “coinquilinanza” al limite della realtà che negli ultimi dodici anni hanno stravolto per sempre il mio concetto di “vita in comune”. Consigli per riconoscere, difendersi ed evitare l’Incubilino ovvero “Inquilino da Incubo” attraverso il mio personale vissuto. La regola d’oro è che la prima impressione non è mai quella che conta.