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La prima coinquilina non si scorda mai

January 23, 2014|2554 views
Francesca MastropietroFrancesca Mastropietro

La storia delle mie convivenze da incubo ebbe inizio dodici anni fa, quando decisi di andare via di casa alla ricerca di nuove avventure (oltre all’Università, ovviamente…). Dodici anni durante i quali ho conosciuto ragazze e ragazzi provenienti da tutta Italia, da tutto il Pianeta.

Vivendo fuori sede, a meno che non si abbia la fortuna di potersi permettere il monolocale, può capitare di dover condividere casa con perfetti sconosciuti e, talvolta, di dover tollerare situazioni poco gradevoli.

Bologna la rossa, Bologna la dotta

Correva l’anno 2002, avevo appena terminato l’esame di maturità e già mi sentivo adulta e indipendente: potevo finalmente decidere della mia vita e del mio futuro, lontana da casa, dal paesello laziale che tanto odiavo e dalla routine, dai genitori, dalle costrizioni… Libertà!

Come tutti gli adolescenti sognatori, il film proiettato in loop nella mia testa vedeva la sottoscritta a Bologna tra studio e lavoretti part-time, serate a “Piazza Grande” con i mille nuovi amici e soprattutto con loro: le Coinquiline.

flatmetes' party
flatmates’ party

Avrei diviso l’appartamento con ragazze e ragazzi della mia età, avremmo fondato la nostra piccola confraternita domestica dove condividere le nostre esperienze, sarebbe stato tutto affascinante e meraviglioso, casa nuova, vita nuova!

Alla ricerca della casa perduta

Mai avrei pensato che la vera convivenza, quella fatta di responsabilità e turni delle pulizie e bollette e spesa comune, avrebbe potuto rappresentare un cambiamento così diverso dalle aspettative di pace amore e serenità.

Innanzi tutto trovare casa non fu un’impresa così semplice. Giunsi a Bologna in agosto, città deserta, volantini ingialliti dal sole attaccati nelle bacheche universitarie con annunci di appartamenti in affitto. Le poche persone che risposero alle mie chiamate erano in vacanza, altri li avevo scartati in precedenza a causa dei costi non accessibili alle mie tasche – o meglio quelle di mio padre. In quegli anni internet non era ancora la piattaforma di scambio per eccellenza, non c’era Gromia a darmi le dritte né ad indicarmi i luoghi, quindi girovagai nella rovente città felsinea per giorni, cartina alla mano, disperata e solitaria, senza venire a capo di nulla.

A Settembre completai l’iscrizione alla Facoltà di Lingue e Letterature Straniere.

Il 14 Ottobre 2002, giorno di inizio delle lezioni, ero ospite di un Collegio di Suore.

una gioiosa camera in convento
una gioiosa camera in convento

Santa Rosa’s jail

Camera in condivisione, un solo armadio abitato da tèrmiti, bagno in comune, arredamento anni ’60, affaccio su un vicolo – ribattezzato l’angolo della siringa – e compagne di stanza a rotazione.

Le Suore che gestivano il Collegio avevano un’età media di 85 anni e la più anziana, a mio parere, era già morta e non sapeva di esserlo, quindi continuava ad aggirarsi indisturbata e claudicante per i corridoi chiamando l’ascensore a voce, alle 6 del mattino: Assensoooore!!!!

Il rientro delle piccole martiri era previsto per le 22, il sabato alle 23; se non rispettavi gli orari restavi a dormire fuori mentre i tuoi genitori ricevevano una lettera di rimprovero per la tua immoralità, da espiare durante la messa domenicale.

Suore senza pietà!
Suore senza pietà!

Gli uomini erano assolutamente vietati, manco a dirlo. A ricordarcelo, un crocifisso a grandezza naturale e foto della Maria Madre ovunque, che in realtà ci osservava tutte con cristiana compassione.

Per la modica cifra di 450 euro mensili, oltre alla camera sgarrupata (cit.) la mensa del Collegio offriva colazione e cena. Panini raffermi al mattino con cialdine di marmellata da discount, piatti improponibili alla sera preparati da un cuoco balbuziente che somigliava allo zio Fester con i capelli.

E questo fu solo l’inizio. Il prossimo giovedì narrerò dei soggetti che capitarono nella mia cella, le mie prime compagne di stanza di merda.

Frattanto invoco solidarietà spronandovi ad inviarmi i Vostri vissuti, esperienze presenti e passate con i coinquilini che hanno lasciato un segno indelebile nella Vostra vita… e nelle Vostre padelle nuove.

Le storie più divertenti verranno pubblicate sul sito e la pagina ufficiale del Coinquilino di Merda

Non siate timidi, in fondo, per citare la pagina, “Se non hai un coinquilino di merda, vuol dire che il coinquilino di merda sei tu”

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