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Il palazzo dei pazzi

Cabaret dell'Inferno, fonte Google
Cabaret dell'Inferno, fonte Google
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Il Condominio era costituito da 8 appartamenti: i primi due piani destinati a famiglie e coppie di anziani, gli ultimi due i gironi infernali al contrario, dove la dannazione si acquisiva in salita.

Gli studenti d’ingegneria

Occupavano l’appartamento del terzo piano ed erano in cinque, uno più inquietante dell’altro, tutti originari di Pescara. [tippy title=”Studenti”]

Ricordo chiaramente l’Ing. Nicola, ovvero colui che ci chiese in prestito il frustino per fare il tiramisù nel 2002 e ce lo restituì nel 2004 senza averci mai offerto una fetta di dolce.

L’Ing. Fabio che aveva la “s” zeppolata e ti falutava in quefto modo buffo e faftidiofo.

L’Ing. Davide, l’unico studente di mia conoscenza che ha fatto l’Erasmus in Romania.

[/tippy] solo per definizione considerando che erano parcheggiati a Bologna dai tempi di Maradona che giocava nel Napoli.

Festa a tema

L’episodio che non dimenticherò mai fu quello della Festa.

Era piena estate, avevo l’esame di letteratura Italiana il 20 Luglio ed in cuor mio maledicevo Sibilla Aleramo e le sue paturnie di donna, che già ne avevo a iosa a galleggiare nel mio cervello.

Mi accingevo al ripasso finale quando, una scampanellata alla volta, giunsero nell’appartamento degli Ingegneri tutti i fuori corso che stazionavano ancora a Bologna a fare finta di studiare.

Aprirono le danze con Pino Daniele e continuarono con Renzo Arbore e Tony Tammaro e tutti quei cantautori Vintage dei ghetti napoletani per terminare alle 3 del mattino con Lui, l’intramontabile Renato Carosone in “Pigliate ‘na pastiglia”, che la pastiglia l’avrei data a loro, ma di cianuro.

Al culmine del delirio e dopo aver fumato una dozzina di spinelli passivi che dal loro balcone arrivavano direttamente nella mia finestra, gli Ingegneri tirarono fuori i raudi e iniziarono a sparare urlando [tippy title=”“Buon Anno””]La mattina dopo per vendetta presi in prestito un cd di Burzum di Ele e piazzai la radio in corrispondenza delle loro camere, urlando testi indecifrabili ed inneggianti al sacrificio delle anime impure.[/tippy].

Petardi, fonte Google.
Petardi, fonte Google.

La vecchia con l’occhio di vetro

Al quarto ed ultimo piano, il Girone del Caldo Perenne, la nostra dirimpettaia era una vecchina apparentemente innocua che venne a suonare alla porta non per darci il benvenuto bensì per rimproverarci del fatto che “il busso pussa” ovvero “la spazzatura puzza”.

Avevamo lasciato il sacchetto fuori per gettarlo uscendo di casa ma la [tippy title=”vecchina”]Morì dopo due mesi. Io Ele e Leti ci siamo inconsciamente sentite responsabili della sua dipartita a causa degli accidenti che nel frattempo le avevamo mandato.[/tippy] pensò bene di arrivare col suo occhio bianco e sinistro a puntare il dito.

I greci delle tragedie

Al posto della vecchina giunse una giovane coppia di greci: musicista [tippy title=”lui”]Più che di origine greca pareva un gangster, coi suoi completi gessati, il mocassino nero lucido ed i capelli incollati all’indietro[/tippy] e cantante lirica [tippy title=”lei”]Con la sua cascata di capelli neri ricci, non nascondeva l’abbondanza delle sue forme sinuose.[/tippy].

Inizialmente educati e sorridenti, ben presto entrarono a far parte dei nostri incubi notturni.

I piccioncini non facevano che alternare litigate in [tippy title=”lingua greca”]ogni tanto,fresche di studi classici, tentavamo di carpire qualche parola del discorso[/tippy] con urla, pianti e piatti a terra a passionali, rumorose e lunghissime copulate di rappacificamento.

Quando iniziavano a darci dentro a notte fonda io e Leti, inizialmente divertite, eravamo col tempo arrivate allo sfinimento e prendevamo a dare pugni contro il muro urlando pietà e soffocando talvolta le grida da soprano drammatico emesse da Lei.

Litigi di coppia, fonte Google
Litigi di coppia, fonte Google

Fortunatamente, non molto tempo dopo, ci trasferimmo.
Nel nuovo condominio non ci sarebbero state coppiette novelle e la notizia era consolante.
Nel nuovo condominio trovammo una mamma che aveva appena partorito. Cry, baby.

Foto di copertina: Cabaret dell’Inferno, fonte Google.

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Francesca Mastropietro
Scrittrice freestyle, dedita all’improvvisazione, scrittrice di stomaco: riverso la mia vita su fogli di carta e digitali; mi ritengo una discreta oratrice di vacuità dense di significato perché ben ricamate. Classe 1983,nata e cresciuta nel paesello di provincia laziale che sforna giovani promesse del nulla, ho deciso di emigrare ancora adolescente nella Bologna di Guccini e le vespe di Cremonini. Presto mi laureerò in Lingue,scriverò un libro autobiografico riguardo la precarietà di tutto lo scibile ed emigrerò in Brasile insieme all’inseparabile topo-cane alias Grace, all’insegna di nuove avventure. Nel frattempo mi guadagno da vivere facendo la Segretaria e mi diletto a scrivere sulle esperienze di “coinquilinanza” al limite della realtà che negli ultimi dodici anni hanno stravolto per sempre il mio concetto di “vita in comune”. Consigli per riconoscere, difendersi ed evitare l’Incubilino ovvero “Inquilino da Incubo” attraverso il mio personale vissuto. La regola d’oro è che la prima impressione non è mai quella che conta.