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Come calcolare l’imu sulla seconda casa

21 gen5 min. di lettura
Vanessa GuerrieroVanessa Guerriero

Hai una casa che metti in affitto, che usi per le vacanze, che hai ricevuto in eredità e, tra le tante tasse da pagare, vuoi sapere come calcolare l’imu sulla seconda casa?

Facciamo chiarezza su cos’e l’imu, chi deve pagarla, come si calcola, come si paga e e cosa succede in caso di pagamento ritardo o mancato pagamento.

 

Cos’è l’imu?

L’acronimo IMU sta per Imposta Municipale Propria, un tributo comunale calcolato sulla base del possesso del patrimonio immobiliare

Istituito dal governo Monti nella manovra Salva-Italia del 2011 a sostituzione dell’ICI, fino al 2013 l’imu si applicava sia sull’abitazione principale che sulla seconda casa. 

 

Chi deve pagare l’imu?

Il pagamento dell’imu ricade su tutti i proprietari di immobili diversi dall’abitazione principale. 

L’imu si paga sulle seconde case di qualsiasi tipologia catastale e per le abitazioni principali che rientrano nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9, ossia per le abitazioni di tipo signorile, in ville, oppure castelli e palazzi di pregio storico e artistico.

Anche chi possiede una seconda pertinenza dell’abitazione principale della stessa categoria catastale (cantine, garage, posti auto, tettoie), dovrà versare l’IMU con l’aliquota delle seconde case, con un costo medio annuo che va dai 55 euro ad anche 110 euro annui.

 

Chi non deve pagare l’imu sulla seconda casa

Tutti proprietari di seconde case sono chiamati al pagamento dell’Imu sulla seconda casa, a meno che non rientrino nelle categorie esenti per legge o per l’emergenza covid:

  • il proprietario della casa coniugale assegnata all’altro coniuge
  • il nudo proprietario, affittuario e comodatario
  • i proprietari di immobili affittati su cui grava un procedimento di sfratto esecutivo sospeso a causa dell’emergenza covid

 

Come calcolare l’imu sulla seconda casa

E arrivato il momento di rispondere alla domanda più importante: ma l’Imu sulla seconda casa quanto si paga?

Per calcolare l’imu sulla seconda casa occorre moltiplicare la base imponibile per le aliquote deliberate dal Comune.

 

Base imponibile

Per individuare la base imponibile imu bisogna moltiplicare la rendita catastale, rivalutata del 5%, per il coefficiente catastale dell’immobile.

La rendita catastale è un valore economico che l’Agenzia delle Entrate attribuisce all’immobile. Questo valore può essere accertato tramite visura o sull’atto di compravendita dell’immobile.

Il coefficiente catastale è un valore numerico attribuito a determinati gruppi di immobili con caratteristiche simili. Nel caso di seconda abitazione il coefficiente di riferimento è in genere il 160 per abitazioni e pertinenze.

A questo punto avrai ottenuto la base imponibile alla quale dovrai aggiungere l’aliquota base o quella decisa dal comune in cui è situata la casa.

 

Aliquote imu

L’aliquota base per l’imu sulla seconda casa è dell’8,6 per mille. La Legge di Bilancio consente ai singoli comuni di diminuirla o aumentarla fino a un massimo di 10,6 per mille. 

Per i Comuni che vogliano confermare l’ex maggiorazione Tasi già approvata negli anni precedenti la tassa potrà essere aumentata anche fino all’11,4%.

 

Agevolazioni imu seconda casa

In alcuni casi particolari, la legge prevede delle agevolazioni sull’imu seconda casa che consistono in una riduzione dell’importo da pagare:

  • Fabbricati dichiarati inagibili e inabitabili, di fatto disabitati – riduzione del 50%
  • Abitazioni di interesse storica – riduzione del 50%
  • Case concesse in comodato d’uso gratuito – riduzione del 50% 
  • Case concesse in affitto con contratto a canone concordato – riduzione del 75%
  • Pensionati residenti all’estero ma proprietari di un immobile in Italia – riduzione del 50% a condizioni che l’immobile non sia locato o concesso in comodato d’uso e che i proprietari siano titolari di pensione maturata in regime di convenzione internazionale con l’Italia.

Vuoi sapere se puoi ottenere ulteriori agevolazioni sulla seconda casa? Leggi il nostro articolo: Agevolazioni seconda casa senza vendere la prima: è possibile?

 

Quali sono le modalità di pagamento dell’imu

L’imu deve essere versata al Comune nel quale è situato l’immobile. Il pagamento può avvenire tramite bollettino postale, oppure direttamente online tramite modello F24 e piattaforma PagoPA.

Nel caso ti rendessi conto di aver pagato più del dovuto potrai sempre richiedere un rimborso.

 

Quando si deve pagare l’imu

Il pagamento dell’imu prevede due scadenze precise:

  • il 16 giugno per il versamento dell’acconto o dell’intera somma
  • il 16 dicembre per il versamento del saldo, laddove non si sia versata l’intera somma a giugno

Nel caso in cui i suddetti termini coincidano con un giorno festivo o pre festivo, la scadenza slitta al primo giorno lavorativo utile. 

 

Mancato pagamento Imu: quali sono le conseguenze?

Quando non si effettua il pagamento dell’imu si va incontro ad una sanzione che corrisponde al 30% del valore dell’importo dell’imu. 

Come evitare la sanzione del 30%? 

Il contribuente, resosi conto di non aver pagato in tempo l’imu, può evitare la sanzione del 30% pagando l’imposta in ritardo grazie ad un ravvedimento operoso. 

Questa procedura consente di rimediare pagando oltre alla tassa una sanzione decisamente minore e che varia in base al numero dei giorni di ritardo:

  • 0,1% del valore dell’imposta se il pagamento viene effettuato entro 14 giorni dalla scadenza
  • 1,5% del valore dell’imposta se il pagamento viene effettuato tra i 15 e i 30 giorni dalla scadenza
  • 1,67% del valore dell’imposta se il pagamento viene effettuato entro 90 giorni dalla scadenza
  • 3.75% del valore dell’imposta se il pagamento viene effettuato dopo 90 giorni ma entro un anno

Viene inoltre prevista una possibilità anche per i contribuenti che superano il periodo di un anno di ritardo grazie al ravvedimento operoso lunghissimo, per cui si applicano le seguenti percentuali:

  • 4,29% del valore dell’imposta se il pagamento viene effettuato entro 2 anni dal termine previsto
  • 5% del valore dell’imposta se il pagamento viene effettuato dopo 2 anni dal termine previsto
  • 6% del valore dell’imposta se il pagamento viene effettuato dopo aver ricevuto il verbale di constatazione, ma entro la notificazione dell’atto di accertamento, e quindi prima dell’emissione della cartella esattoriale.

A tali sanzioni vanno aggiunti anche gli interessi legali che ammontano, su base annuale, al 2,5% del valore dell’imposta.

NB: dopo 5 anni dalla data del pagamento dovuto, il contribuente può far valere la prescrizione dell’imposta laddove non riceva una notifica dal Comune dell’avviso relativo all’accertamento fiscale.

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