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Vendite all’asta, boom nell’immobiliare

22 marzo|215 views
Miriam PeraniMiriam Perani
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Come tutti noi abbiamo avuto di verificare, la situazione di crisi economica già diffusa nel nostro paese negli ultimi anni è stata aggravata nel 2020 dall’impatto della pandemia. Uno degli effetti più diretti ha riguardato la capacità di fare fronte ad un mutuo, con la conseguente crescita delle vendite all’asta. 

Analizziamo più a fondo questa affermazione, anche in merito ai dati ed ai rapporti pubblicati nell’ultimo periodo. 

In aumento le vendite all’asta: il report

Come ti accennavamo alcune righe fa, in seguito al mancato pagamento delle rate del mutuo molte abitazioni sono andate ad alimentare il mercato delle aste immobiliari, come riferisce il report del Centro Studi Sogeea presentato in Senato dal direttore Sandro Simoncini, da Piera Attasi (esperta di diritto immobiliare), dall’architetto Giovanni Valente (esperto di regolarizzazione immobiliare) e dai rappresentanti della Cassa del Notariato. 

Secondo quanto emerge da questo rapporto, la quantità degli immobili messi all’asta negli ultimi sei mesi del 2020 è aumentata del 63,5%. Le procedure di vendita all’asta sono passate dalle 9.262 alle 15.146 nei sei mesi seguenti. Dai dati emersi si può osservare, inoltre, che l’impatto ha colpito soprattutto le fasce più basse di reddito, come non era difficile immaginare.

In crescita le case all’asta

In aggiunta a quanto abbiamo appena riferito, tieni presente che in questa fase di crisi economica più della metà delle procedure di vendita all’asta ha riguardato case con un prezzo inferiore ai 100.000 euro, un dato che sale ed arriva a coprire l’ 89% se si includono le abitazioni con prezzi che vanno dai 100.000 ai 200.000 euro.

Come potrai dedurre dalle fasce di prezzo, nella maggioranza dei casi non si tratta di immobili di particolare pregio; ancora una volta ne ricaviamo la conferma che è la fascia di reddito medio-bassa quella che paga il tributo più rilevante nella crisi in atto. 

Il restante 11% di immobili oggetto di vendite all’asta, oltre a riguardare edifici di tipo turistico (settore molto penalizzato dall’effetto covid) include anche immobili di tipo ricreativo come i teatri, pubblico (con la presenza di alcuni ospedali) e anche appartenenti ad istituzioni religiose, con l’insolito caso di un convento.

Torniamo al report Sogeea, per analizzare una serie di dati che riguardano la suddivisione delle vendite all’asta per regione. 

Vendite all’asta: i dati per regione

Dallo stesso studio si può notare che la situazione è diversificata se si osserva come siano distribuiti gli immobili all’asta nel territorio nazionale. 

Il maggior numero delle abitazioni in vendita con questa modalità si registra nelle regioni del Mezzogiorno, soprattutto nelle Isole, dove l’aumento raggiunge il +284%. Nella parte peninsulare l’aumento è in media del 113%, con crescite al centro del 64% e del 27,7% nel nord del paese. 

Dal punto di vista delle regioni in testa al fenomeno rispetto al totale nazionale si trovano le vendite all’asta a Milano e in generale in Lombardia, con 2.100 unità all’asta, seguono il Lazio con 1.727 immobili, con valori del 118% in più rispetto a luglio 2020, la Sicilia con 1.564 immobili (+250%) e il Piemonte, che ha visto raddoppiare la sua quota rispetto al periodo precedente. 

Tra le regioni che presentano, invece, un saldo in negativo troviamo il Veneto con 333 immobili in meno rispetto ai 1.517 del semestre precedente, la Liguria con 336 rispetto ai 334 di Luglio 2020 e infine il Molise con 49 rispetto ai 54 precedenti. 

A superare i 1.000 immobili all’asta ci sono Campania, Marche e Toscana rispettivamente con 1.187, 1.028 e 1.131.

Il caso degli alberghi

Un altro settore che ha subito maggiormente gli effetti della pandemia è stato quello turistico; come riporta lo studio effettuato, il numero di hotel all’asta a livello nazionale è aumentato del 7% negli ultimi sei mesi dello scorso anno. 

Un dato che include anche le procedure in corso che riguardano alberghi, bed & breakfast, motel, campeggi e simili, riferisce di 128 unità rispetto alle 120 di luglio 2020 e quasi la metà di queste strutture ricettive si trova in regioni del Nord, anche se la regione con il maggior numero di immobili turistici all’asta rimane il Lazio con 16 unità seguito da Sicilia con 15 e la Sardegna con 13.

Potrebbero apparire numeri irrisori rispetto a quelli delle abitazioni, ma diventano importanti se si considera che il numero di strutture ricettive è naturalmente inferiore rispetto a quello delle abitazioni.  

Anche i conventi vanno all’asta

La pandemia da covid non ha risparmiato nemmeno l’ambito delle istituzioni religiose; infatti il record delle categorie speciali fra gli immobili pignorati riguarda proprio ben 17 conventi che sono stati messi all’asta. 

Sandro Simoncini, presidente di Sogeea e direttore del centro studi già citato, riferisce che i dati riguardanti le categorie particolari confermano che il quadro nazionale si trova in una situazione drastica che coinvolge tutti noi.

Chi guadagna dalle vendite all’asta?

Sempre dall’analisi presentata, si evince che in questa crisi è lo Stato ad avere gli introiti maggiori. Considera infatti che dal secondo semestre del 2020 la stima del valore finanziario di queste transazioni è stata di circa 1,5 miliardi di euro, con un ammontare di circa 160 milioni di euro per l’erario con la sola imposta di registro. 

Secondo l’indagine, dunque, le entrate per le casse dello Stato tra IVA e tasse possono essere quantificate in circa 270 milioni. D’altra parte viene stimato in circa un miliardo di euro l’ammontare delle ristrutturazioni in seguito all’acquisizione degli immobili. 

Cosa ci aspetta in futuro?

Come hai potuto intuire potuto percepire dal report, le persone che si trovano in difficoltà economico-finanziaria stanno drasticamente aumentando; tuttavia considera che gli istituti di credito sono diventati meno aggressivi nei confronti di chi è in sofferenza, consapevoli che il valore degli immobili è calato negli ultimi anni e, di conseguenza, anche la vendita all’asta rischierebbe di non farli rientrare dei capitali previsti e di saturare il mercato immobiliare, con il rischio di un’ulteriore svalutazione.

Tutto negativo dunque? Non proprio, anche perché, come ti abbiamo più volte raccontato dalle pagine di questo blog, il mercato immobiliare continua ad essere molto differenziato. 

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