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Bonus colonnine 2026: due bonus, una sola domanda, quale conviene scegliere?

31 lug24 min. di lettura
Vanessa GuerrieroVanessa Guerriero

Le domande non sono ancora aperte ma il bonus colonnine 2026 è confermato. Dietro questo nome ci sono però due misure diverse, spesso confuse tra loro. Una è un contributo a fondo perduto dell’80%. L’altra è una detrazione fiscale collegata al bonus ristrutturazioni. Vediamo come funzionano entrambe, scopriamo quanto valgono, quali spese coprono e come si potranno richiedere, seguendo la normativa vigente.

Chi ha un box o un garage e sta pensando di comprare un’auto elettrica probabilmente si chiede se convenga installare subito una colonnina di ricarica, magari sfruttando gli incentivi disponibili. Se stai anche pensando di comprare o vendere una casa con questa dotazione, sapere come funzionano davvero questi bonus può aiutarti a fare scelte più informate.

Cos’è il bonus colonnine e perché se ne parla nel 2026

Il bonus colonnine 2026 punta a promuovere la diffusione delle infrastrutture di ricarica domestica per veicoli elettrici. La misura principale arriva dal DPCM Automotive del 10 giugno 2026 e resterà attiva fino al 31 marzo 2030, salvo cambiamenti nelle leggi.

Oltre a questo contributo diretto, resta anche la possibilità di detrarre fiscalmente le spese per l’installazione di una colonnina usando il bonus ristrutturazioni ordinario.

Le due misure da non confondere: contributo a fondo perdute e detrazione

È importante distinguere chiaramente questi due strumenti, perché funzionano in modo molto diverso. Non vanno confusi tra loro.

Il contributo a fondo perduto dell’80% (DPCM Automotive)

È la misura più generosa in percentuale. Copre l’80% del costo totale sostenuto, per un massimo di 1500 euro per singola persona fisica, per l’acquisto e l’installazione della colonnina. Si tratta di un contributo diretto, non di una detrazione fiscale. Quindi non serve aspettare anni per recuperarlo tramite la dichiarazione dei redditi. Al momento, però, mancano ancora i provvedimenti necessari per definire nel dettaglio tempi e modalità di apertura della piattaforma per presentare le domande.

La detrazione fiscale tramite bonus ristrutturazioni

Le spese per l’installazione di una colonnina di ricarica privata rientrano, in alternativa, tra gli interventi di manutenzione straordinaria coperti dal bonus ristrutturazioni, con detrazione IRPEF del 50% per l’abitazione principale (36% per le altre unità immobiliari), entro il tetto di spesa complessivo di 96.000 euro per immobile previsto per il 2026. In questo caso il beneficio si recupera in 10 quote annuali nella dichiarazione dei redditi, non come contributo immediato.

Caratteristica Contributo a fondo perduto (DPCM Automotive) Detrazione bonus ristrutturazioni
Percentuale coperta 80% della spesa 50% (prima casa) o 36% (altre unità)
Limite massimo 1.500 € per privato, 8.000 € per condominio All’interno del tetto di 96.000 € per immobile
Modalità di erogazione Accredito diretto sul conto corrente Detrazione IRPEF in 10 quote annuali
Stato al momento della pubblicazione In attesa dei provvedimenti attuativi Già disponibile in dichiarazione dei redditi
Le due misure non si sommano in modo automatico sulla stessa spesa. Prima di andare avanti, è importante capire, magari con l’aiuto di un commercialista, quale delle due conviene di più in base ai propri tempi e alle proprie esigenze fiscali.

Quanto vale il bonus colonnine nel 2026

Le risorse stanziate a livello nazionale per il contributo a fondo perduto ammontano complessivamente a 68 milioni di euro fino al 2030, così ripartiti: 10 milioni provenienti dai residui del 2025, 5 milioni per il 2026, 15 milioni per ciascuno degli anni dal 2027 al 2029 e 8 milioni per il 2030. Si tratta quindi di una misura pensata con una programmazione pluriennale, e non di uno stanziamento valido solo per quest’anno.

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Quali spese sono coperte (e quali no)

Il DPCM Automotive dice chiaramente che il contributo copre sia il prezzo di acquisto che l’installazione della colonnina. Per gli altri aspetti si può prendere come esempio, in modo indicativo, le regole usate nelle versioni precedenti del bonus.

Queste regole permettevano anche:

  • Opere edili strettamente indispensabili per l’installazione
  • Realizzazione o adeguamento degli impianti elettrici
  • Sistemi e dispositivi per il monitoraggio della ricarica
  • Spese di progettazione, direzione lavori, sicurezza e collaudo
  • Attivazione di un nuovo punto di connessione alla rete elettrica (POD)

Il Ministero competente può confermare, modificare o aggiungere voci a questo elenco con i prossimi provvedimenti attuativi. Prima di fare qualsiasi spesa, è quindi meglio controllare il decreto direttoriale che indicherà nel dettaglio le voci ammesse.

Restano comunque escluse dall’agevolazione le imposte e le tasse di ogni tipo, i costi per l’acquisto di terreni e immobili e le spese per servizi non direttamente previsti dalla normativa. È anche probabile, considerando le edizioni precedenti, che si debba effettuare tutti i pagamenti con modalità tracciabili.

Requisiti e chi può richiederlo

Per ottenere il contributo, le infrastrutture di ricarica devono rispettare alcune condizioni precise. Devono essere nuove, avere potenza standard, essere installate in Italia e trovarsi in aree di piena disponibilità del beneficiario. Devono essere realizzate a regola d’arte e accompagnate dalla dichiarazione di conformità richiesta dal DM 37/2008. L’agevolazione si applica solo alle infrastrutture non accessibili al pubblico. Per i privati, devono essere destinate a uso personale esclusivo.

Come fare domanda

La richiesta del contributo a fondo perduto si deve presentare tramite una piattaforma dedicata gestita da Invitalia. Si può accedere con credenziali SPID, CIE o CNS. Al momento, la piattaforma non è ancora attiva. Si aspetta la pubblicazione dei provvedimenti attuativi. Q

uando le domande saranno aperte, l’importo riconosciuto verrà accreditato entro un massimo di 90 giorni dalla chiusura del periodo di presentazione, compatibilmente con le risorse disponibili. Chi è interessato può, nel frattempo, preparare la documentazione come preventivi, approvazione dell’assemblea condominiale, dichiarazioni di conformità e tracciabilità dei pagamenti per essere pronto non appena la piattaforma sarà operativa.

Bonus colonnine in condominio: fino a 8.000 euro

Per le installazioni nelle parti comuni condominiali, regolate dagli articoli 1117 e 1117-bis del Codice Civile, per esempio nelle aree di parcheggio riservate ai residenti, il contributo massimo arriva a 8.000 euro. In pratica, per avere il beneficio completo bisogna spendere almeno 10.000 euro, perché l’80% equivale a 8.000 euro. Se il costo dell’intervento fosse più alto, il contributo resterebbe comunque fermo al limite previsto. Anche in questo caso la colonnina deve essere a uso esclusivo dei condomini, senza accesso al pubblico.

L’assemblea condominiale deve approvare l’installazione di un’infrastruttura di ricarica nelle parti comuni. Lo prevede l’articolo 17-quinquies del D.L. 22 giugno 2012, n. 83. Le opere si possono decidere, in prima o seconda convocazione, con le maggioranze indicate nell’articolo 1136 del Codice Civile. In prima convocazione serve la maggioranza dei presenti e almeno la metà del valore dell’edificio. In seconda convocazione basta la maggioranza dei presenti e almeno un terzo del valore dell’edificio. La delibera deve indicare con precisione il progetto, la spesa massima, l’impresa scelta, il criterio di ripartizione tra i condomini e le modalità di pagamento.

Nelle precedenti versioni del bonus, Invitalia chiedeva anche una dichiarazione dell’amministratore che confermasse che nessuno aveva contestato la delibera entro i tempi previsti dall’articolo 1137 del Codice Civile. Questo è un aspetto utile da ricordare già durante la preparazione. Per chi vive in condominio, è utile ricordare anche come si dividono le spese condominiali tra le diverse unità immobiliari coinvolte.

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Conclusioni

Il bonus colonnine 2026 oggi offre due possibilità. La prima è un contributo a fondo perduto, molto più alto in percentuale, pari all’80%, ma si aspetta ancora che vengano definiti i provvedimenti attuativi. La seconda è una detrazione fiscale già disponibile, più bassa e da dividere su 10 anni, dentro il bonus ristrutturazioni. In questo periodo, conviene preparare preventivi e documenti. In questo modo si sarà pronti a scegliere l’opzione più vantaggiosa appena la piattaforma Invitalia sarà attiva.

Take aways

  • Il bonus colonnine 2026 comprende due misure distinte: un contributo a fondo perduto dell’80% (max 1.500 € privati, 8.000 € condomini) e una detrazione fiscale nell’ambito del bonus ristrutturazioni (50% prima casa, 36% altre unità).
  • Il contributo a fondo perduto, previsto dal DPCM Automotive del 10 giugno 2026, resterà attivo fino al 31 marzo 2030 con una dotazione complessiva di 68 milioni di euro, ma la piattaforma per le domande non è ancora attiva.
  • Per ottenere l’intero massimale condominiale di 8.000 euro serve una spesa ammissibile di almeno 10.000 euro.
  • L’elenco definitivo delle spese ammesse dovrà essere confermato dai provvedimenti attuativi; nel frattempo ci si può orientare sulle regole delle edizioni precedenti.
  • In condominio, l’installazione va approvata in assemblea con le maggioranze previste dall’art. 1136 c.c., e la delibera dovrebbe già definire progetto, spesa massima, impresa incaricata e criterio di ripartizione.

FAQ

  1. Che cos’è il bonus colonnine 2026?
    Si tratta delle agevolazioni per installare infrastrutture di ricarica domestica per veicoli elettrici, comprendenti un contributo a fondo perduto pari all’80%, come previsto dal DPCM Automotive. Il bonus colonnine 2026 include anche una detrazione fiscale legata al bonus ristrutturazioni. Il contributo copre acquisto e installazione, fino a un massimo di 1.500 euro per persona fisica, elevabile a 8.000 euro per le installazioni nelle parti comuni condominiali.
  2. Si può già richiedere il bonus colonnine 2026?
    Il contributo a fondo perduto non è ancora disponibile. Mancano i provvedimenti attuativi e la piattaforma Invitalia non è attiva. Invece, si può già usare la detrazione fiscale tramite il bonus ristrutturazioni nella dichiarazione dei redditi.
  3. Quali spese copre il bonus colonnine?
    Acquisto e installazione della colonnina, opere edili indispensabili, adeguamento degli impianti elettrici, sistemi di monitoraggio, spese di progettazione e collaudo, e l’attivazione di un nuovo punto di connessione alla rete elettrica (POD).
  4. Bonus colonnine e bonus ristrutturazioni sono cumulabili sulla stessa spesa?
    No, le due misure non sono automaticamente cumulabili sulla stessa spesa: è necessario scegliere quale delle due utilizzare, valutando anche con un commercialista quale sia più conveniente nel proprio caso.

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