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Come sono cambiati gli spazi di lavoro dopo il covid

18 febbraio|182 views
Miriam PeraniMiriam Perani
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L’epidemia da COVID-19 ha lasciato e continua a lasciare molti strascichi nel nostro modo di vivere. Ma come sono cambiati gli spazi di lavoro dopo l’epidemia e quali saranno le tendenze che riguarderanno i nostri luoghi di lavoro anche nel prossimo futuro?

Spazi di lavoro e smart working

Mai come in questo ultimo anno si è sentito parlare di telelavoro o di smart working. Il lavoro a distanza ha avuto certamente un impatto anche sugli spazi di lavoro che sempre di più stanno abbandonando la tradizionale struttura singolo ufficio o postazione individuale.

Il ricorso al telelavoro o un maggior utilizzo dello stesso hanno fatto registrare negli ultimi mesi la presenza di uffici diventati ormai non più adeguati nella struttura. Considera che a seconda della tipologia di azienda non è raro registrare una riconversione degli spazi prima utilizzati per gli uffici, se non addirittura una messa sul mercato di questi immobili nei casi più estremi. 

Quello che la pandemia ha mostrato nei luoghi di lavoro è la necessità di una diversa distribuzione degli spazi e di un loro nuovo utilizzo e di conseguenza la necessità di spazi di lavoro riconcepiti.

A parte però i periodi in cui lo smart working è stato necessario, non tutti hanno mantenuto la possibilità o la volontà di continuare integralmente con questa modalità di lavoro. Come cambiano dunque gli spazi di lavoro quando vengono mantenuti fisicamente?

Luoghi condivisi e flessibili

Una delle tendenze che è stata registrata maggiormente in questo senso riguarda la diversa distribuzione degli spazi di lavoro che vengono utilizzati sempre di più come luoghi condivisi e flessibili, sia nella struttura sia nelle funzioni.

In altre parole invece di assegnare uno spazio determinato al lavoratore, gli spazi vengono sempre più ridisegnati in base alle funzioni di utilizzo. Se non si tratta di una novità assoluta, almeno per gli uffici delle realtà più grandi, considera però che certamente l’epidemia ha dato una forte accelerazione a queste dinamiche.

Abbiamo parlato di spazi condivisi, ma tieni presente che la necessità di sicurezza sanitaria ha evidenziato anche un maggiore ricorso a soluzioni in grado di garantire uno spazio di lavoro confortevole, ma sicuro al tempo stesso. Da questo punto di osservazione nella scelta degli spazi di lavoro riscuotono maggiore successo gli ambienti che per la loro struttura e caratteristiche possono essere facilmente suddivisi anche con elementi mobili o utilizzabili per diversi scopi a seconda delle necessità del momento.

Torniamo però a parlare di smart working con il luogo che maggiormente è stato interessato da questa modalità di lavoro: le nostre case. 

Home office: dall’emergenza alla routine

In merito allo smart working, sicuramente uno degli spazi di lavoro che più ha subito un cambiamento è quello che riguarda gli uffici domestici. Se in una prima fase abbiamo assistito ad utilizzo di spazi e strutture già presenti che venivano riconvertiti per il lavoro da casa, con il passare del tempo e lo stabilizzarsi di una situazione non più emergenziale, sempre più persone hanno cercato di ricavare uno spazio fisico stabile dove poter lavorare all’interno della propria abitazione.

Se il lavoro da casa è diventato per molti la normalità, parallelamente le esigenze di uno spazio anche piccolo riservato a questo scopo sono aumentate esponenzialmente.

Questa tendenza si è riflessa necessariamente anche nelle richieste immobiliari, con una maggiore propensione verso la ricerca di case con un numero di stanze più elevato, dimensioni più ampie o spazi adattabili a questo scopo, ovviamente dove i prezzi di mercato lo consentano.

Quanto appena detto potrebbe però farti pensare che gli immobili che non hanno queste caratteristiche non siano più ambiti; non è così, ma per dare ancora maggior valore ad un immobile, individuare uno spazio adatto anche per il lavoro da casa potrebbe essere un vantaggio rispetto alla concorrenza. 

Video conferenze e tecnologia

Tornando invece agli edifici utilizzati esclusivamente come spazi di lavoro, è stata evidenziata una richiesta sempre maggiore di immobili adeguati alla creazione di sale riunioni spaziose per dimensioni e molto avanzate dal punto di vista tecnologico.

Questa richiesta risponde parallelamente a due esigenze: quella di garantire la sicurezza delle persone presenti fisicamente e al tempo stesso la necessità di realizzare ambienti che consentano di effettuare riunioni o comunicazioni a distanza con l’ausilio delle migliori tecnologie possibili.

Scopriamo infine l’ultima tendenza che è stata riscontrata in questo periodo, che coinvolge non solo gli spazi di lavoro, ma più trasversalmente tutto il settore immobiliare. 

Ecologia e sostenibilità

Anche se non direttamente legata al covid, un’ultima tendenza che è emersa nel corso dell’ultimo anno è quella di una maggiore attenzione all’ecologia e alla sostenibilità degli edifici e degli spazi.

Anche in questo caso non si tratta di una novità assoluta, ma possiamo affermare che la diffusione della pandemia abbia legittimato l’attenzione verso l’ambiente e la sostenibilità, non solo nell’ambito privato ma anche negli aspetti che riguardano il lavoro in ogni sua forma. 

Direttamente collegata all’ambiente di lavoro è quindi la tendenza alla scelta di arredi e complementi eco sostenibili, ma dove possibile, anche a forme di costruzione e di forniture energetiche più attente all’ambiente. 

Un aspetto spesso poco considerato si inserisce in quest’ottica; anche l’attenzione al rumore sta mostrando di essere una tendenza in atto sia per quanto riguarda l’isolamento dai rumori esterni sia per quelli prodotti all’interno. 

Anche nel settore immobiliare e degli spazi di lavoro il covid sta dunque lasciando un segno. Almeno per gli aspetti di cui ti abbiamo parlato, si tratta però di un impatto spesso positivo, che non potrà che portare al miglioramento degli ambienti di lavoro e all’attenzione verso chi deve usufruire di questi spazi.  

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